Caterina Labouré nacque il 2 maggio 1806 a Fain-les-Moutiers in Francia, da contadini benestanti; a 8 anni, essendo morta la madre, dovette assumersi il governo della casa perché la sorella maggiore si era fatta suora. Da giovane rifiutò varie proposte di matrimonio, decisa ad abbracciare la vita religiosa, nonostante l’opposizione del padre che la mandò a Parigi presso il fratello che gestiva una trattoria, poi da una cognata a Châtillon-sur-Seine. Trasferitasi in un ospizio diretto dalle Figlie della Carità (fondate da san Vincenzo de’ Paoli), dopo alcuni mesi ottenne via libera dal padre e il 21 aprile 1830 entrò nel seminario di Rue du Bac, a Parigi. Durante il noviziato ebbe frequenti visioni del Signore e della Vergine. Tenne nascosto il segreto per ben 46 anni, cioè fino alla morte. La notte tra il 18 e il 19 luglio del 1830 ci fu la prima apparizione della Madonna, il 27 novembre la seconda e in dicembre una terza, quest'ultima per confermare e ripetere la richiesta di far coniare la Medaglia. Seguiamo lo svolgimento dei fatti dal racconto della stessa Caterina. Prima apparizione (18/19 luglio 1830): «Venuta la festa di San Vincenzo (19 luglio 1830) la buona madre Marta (direttrice delle novizie) ci fece, alla vigilia, un'istruzione sulla devozione dovuta ai santi e specialmente sulla devozione alla Madonna. Questo mi accese un così gran desiderio di vedere la santissima Vergine, che andai a letto col pensiero di vedere la mia buona Madre celeste quella stessa notte: era tanto tempo che desideravo vederla. Essendoci stato distribuito un pezzettino di tela di una cotta di san Vincenzo, ne tagliai una metà e lo inghiottii. Così mi addormentai col pensiero che san Vincenzo mi avrebbe ottenuto la grazia di vedere la Madonna. Alle undici e mezzo mi sentii chiamare per nome: "Suor Labouré! Suor Labouré". Svegliatami, guardai dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto, tirai la cortina e vidi un fanciullo vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi disse: "Vieni in cappella; la Madonna ti aspetta". Mi venne subito il pensiero: Mi sentiranno! Ma quel bambino rispose pronto: "Stai tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Vieni che ti aspetto". Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del direttore, dove mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. Mi sembrava che fosse trascorso tanto tempo, per cui ogni tanto mi guardavo intorno, per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna. Finalmente, giunse il sospirato momento. Il bambino mi avvertì, dicendomi: "Ecco la Madonna, eccola!". Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di san Giuseppe, e vidi la santissima Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la santissima Vergine, ma tutta simile a sant'Anna, solo il volto non era lo stesso. Ero incerta se si trattasse della Madonna. Ma il fanciullino che era lì mi disse: "Ecco la Madonna!". Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Madonna. Quel fanciullino allora, mi parlò, non più con voce di bambino, ma d'uomo alto e robusto e disse parole forti. Guardando la santissima Vergine, spiccai, allora, un salto verso di lei, e, inginocchiandomi sui gradini dell'altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria... Fu quello il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore [spirituale] e parecchie cose che non dovevo dire; m'insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e, mostrandomi con la sinistra i piedi dell'altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell'altare a espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevute tutti i conforti a me necessari. "Figlia mia, mi disse la Madonna, Dio vuole affidarti una missione. Avrai molto da soffrire, ma soffrirai volentieri, pensando che si tratta della gloria di Dio. Avrai la grazia; tutto quanto ti succede, con semplicità e confidenza. Vedrai certe cose, sarai ispirata nelle tue orazioni e rendine conto a chi è incaricato dell’anima tua…”. A questo punto la Madonna aggiunse con un'espressione molto triste l tempi, figlia mia, sono molto cattivi. Sciagure si abbatteranno sulla Francia. Il trono verrà rovesciato. Il mondo intero verrà sconvolto da sventure di ogni genere. Ma venite pure ai piedi di quest'altare; qui grazie verranno effuse su tutti coloro, grandi e piccoli, che le chiederanno con fiducia e fervore… Verrà un momento in cui tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi, avvertirete la mia presenza e la protezione mia e di san Vincenzo sulle due Congregazioni. Nelle altre Congregazioni e tra il clero di Parigi vi saranno delle vittime; anche l’Arcivescovo morirà, e la croce sarà oltraggiata, buttata per terra, il fianco di nostro Signore sarà nuovamente trafitto, per le strade scorrerà il sangue e il mondo intero sarà nella tristezza. Ma abbiate fiducia! Proprio allora io sarò con voi, avrete modo di riconoscere la mia visita”. A questo punto Caterina pose interiormente una domanda: "Quando?". E una voce rispose: “ Tra quarant’anni ”. Quanto tempo rimasi con la Madonna, non saprei dire, tutto quello che so è che, dopo avermi parlato a lungo, se ne andò, scomparendo come ombra che svanisce, dirigendosi verso la tribuna, per quella parte da cui era venuta. Mi alzai dai gradini dell'altare, rividi il fanciullino al posto dove l'avevo lasciato, il quale mi disse: partita!". Rifacemmo lo stesso cammino, tro-vando sempre tutti i lumi accesi e tenendosi quel bambino sempre alla mia sinistra. Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Madonna; io, infatti, l'avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco, portava con una luce prodigiosa, ossia era sfolgorante di luce, e dimostrava un'età dai 4 ai 5 anni. Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più il sonno». Seconda apparizione, 27 novembre 1830: «II 27 novembre 1830, il sabato precedente alla prima domenica d'Avvento, alle 17.30, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo verso quel lato, vidi la santissima Vergine all’altezza del quadro di san Giuseppe. La sua statura era media e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si dice, la vierge " (alla vergine), cioè accollata e con le ma-niche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie cuffia con un merletto di circa 3 cm di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto, i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (più tardi la Santa confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color verdastro, chiazzato di giallo). Le sue mani, elevate all'altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l'Universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a nostro Signore. Tutto a un tratto, le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi e le più piccole raggi meno grandi. Sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi... Mentre ero intenta a contemplarla, la santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole; “Questo globo che vedi rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia e ogni singola persona... ". Qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi: la bellezza e lo splendore dei raggi erano così sfolgoranti!... E la Vergine santissima aggiunse: “Essi sono il simbolo delle grazie che spargo sulle persone che me le domandano", facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la santissima Vergine e quanto ella è generosa con le persone che la pregano; quante grazie ella accorda alle persone che gliele cercano e quale gioia ella prova nel concederle. In quel momento, ero e non ero... non so... ero rapita. Ed ecco formarsi intorno alla santissima Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d'oro: "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fai, fai coniare una Medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". All’istante mi parve che il quadro si voltasse ed io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera "M" (iniziale del nome di Maria) sormontata da una croce senza Crocifisso che aveva come base la lettera "I" (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due Cuori, uno circondato da spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Nelle sue relazioni Caterina non accenna alle dodici stelle che circondano il monogramma di Maria, tuttavia sono state sempre presenti fin dal primo conio della Medaglia e perciò approvate da lei. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne ed io rimasi ripiena di non so che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione». L’ addio Dopo pochi giorni, nel dicembre del 1830, la santissima Vergine apparve a santa Caterina per la terza e ultima volta. Con lo stesso vestito colore dell'aurora e lo stesso velo, la Vergine si fece vedere nuovamente in atto di sostenere un globo d'oro, sormontato da una piccola croce. Dagli stessi anelli, sormontati da pietre preziose irradiava, con intensità diversa, la medesima luce. La santa Vergine, però, non apparve a destra, né a sinistra dell'altare, ma sopra di esso. Così si conclusero le apparizioni della Vergine Maria a santa Caterina Labouré, che ricevette, però, un messaggio consolante: «Figlia mia, d'ora in poi non mi vedrai più; tuttavia sentirai la mia voce durante le tue preghiere». Per lei si conclusero le apparizioni, ma non la sua devozione filiale a Maria. Il tormento di Caterina Qualche giorno dopo, Caterina riferì al suo confessore quanto la santa Vergine le aveva chiesto, ma padre Aladel, ancora una volta, non diede peso al suo racconto; senza dubbio non se la sentì di imbarcarsi in quell'impresa senza una certezza di autenticità e lasciò passare del tempo prima di prendere un provvedimento. Caterina ne soffriva profondamente, perché le sembrava di non essere capace di assolvere al compito affidatole dalla santa Vergine e che la colpa del ritardo fosse tutta sua. Il dolore della Veggente era tale che la Madonna stessa dovette intervenire con delle locuzioni ulteriori a confortarla, con queste parole: «Non preoccuparti, figlia mia! Arriverà il giorno in cui i miei desideri saranno appagati e la Medaglia sarà finalmente coniata!». II 3 febbraio del 1831 Caterina terminò il noviziato e indossò l'abito religioso. Due giorni dopo fu accompagnata all'ospizio di Enghien a Reuilly, un quartiere povero di Parigi, dove resterà fino alla morte. II suo primo incarico a Enghien lo svolse in cucina. Qui ritrovò i lavori di cui si era occupata alla sua fattoria e alla trattoria del fratello e tutto sarebbe filato liscio se la prima responsabile della cucina non fosse stata, a differenza di lei, piuttosto parsimoniosa nella distribuzione del cibo. Su questo argomento Caterina ebbe molto da soffrire e da lavorare per affinare le sue virtù. In seguito fu incaricata del guardaroba, poi dell'assistenza diretta degli anziani e, per un certo tempo, espletò il suo servizio anche in portineria, dove accoglieva i poveri con grande carità. In questi compiti fu sempre vista piena di delicatezza con tutti, paziente e gentile. Una particolare attenzione prestava nell'accoglienza delle religiose nuove che si avvicendavano nella casa, aiutandole ad ambientarsi e consigliandole con discrezione. Tutti potevano trovare in lei una sorella attenta e disponibile; anche i domestici potevano contare su di lei, che non si risparmiava in niente, generosa fino all'eroismo e tanto umile e obbediente da sembrare, ai più sprovveduti, di scarsa intelligenza e indifferente. Per questo, spesso le superiore la umiliavano ma, con tutto ciò lei era sempre pronta a difenderne con forza l’autorità di fronte a chiunque. Seguì con grande interesse la diffusione della Medaglia e gli avvenimenti miracolosi che si operavano per suo mezzo, ma mai la sfiorò il pensiero di attribuirsene il merito; e, pensando alla gloria che ne sarebbe venuta alla Santa Vergine, un giorno, esclamò: “Oh! Come sarà bello sentire dire: Maria è la Regina del mondo intero! E tutti i suoi figli ripeteranno: Ella è la Regina di ciascuno di noi!”. Nel 1870, con la guerra franco-prussiana, la carestia rese difficilissima l’opera di soccorso dei poveri, sicché le suore di Enghien finirono per lasciare ai poveri tutte le provviste e riservare per la loro comunità solo qualche pezzo di pane duro. Con la sconfitta sopravvenne la guerra civile che insanguinò le strade delle Parigi, così come aveva predetto la santa Vergine nella prima apparizione: l’Arcivescovo di Parigi, monsignor Darboy, perse la vita insieme a molti sacerdoti e religiosi; la paura dominava la città ma Caterina continuava calma il suo lavoro di soccorso ai feriti e ai poveri: attaccò le Medaglie alle porte e alle finestre della casa e incoraggiava le sorelle ad avere fiducia nella protezione della Madonna. E, infatti, in tutta quella tragedia, le suore della Carità i padri Lazzaristi ebbero danni di alcun genere, come aveva promesso la Vergine nella prima apparizione. Nella primavera del 1876 Caterina cominciò a sentirsi male, e disse alle sue sorelle che si avvicinava il tempo della sua partenza per il cielo. A fine dicembre chiese il sacramento degli infermi e il 31 dicembre di quello stesso anno, all’età di settanta anni, spirò dolcemente. Il giorno dopo, tutta Parigi seppe che era lei la veggente di Rue de Bac, e la gente accorse in gran numero acclamandola santa. Il 28 maggio del 1933, Pio XI la dichiara beata; e Pio XII la proclamerà santa nel 1947. L’Immacolata Concezione La verità di fede espressa dalle parole incise sulla Medaglia Miracolosa anticipava la solenne definizione della Chiesa fatta da Pio IX l’8 dicembre 1854, confermata poi dalla Madonna a Lourdes nel 1858 con le parole dette a Bernardette: «Io sono l’Immacolata Concezione». In questa verità si evidenziano almeno tre dei privilegi di cui è ricca la Madonna: l’Immacolatezza della Sua Concezione, la Sua Mediazione universale, la Sua regalità. Così Maria è a pieno diritto nel “Mistero di Cristo e della Chiesa”. La Milizia dell’Immacolata e la Medaglia Miracolosa. Nel solco della tradizione francescana, il “mistero dell’Immacolata Concezione” di Maria diviene per P.Kolbe un ideale di vita e di apostolato. Turbato dalle intemperanze di quei tempi contro la Chiesa e il Papa, fonda a Roma il 16 ottobre 1917 la M.I., un movimento francescano mariano missionario, aperto a tutti i cristiani. Scrive P. Kolbe (cf. SK. 299): San Francesco è il modello del missionario e il suo esempio spinge all’apostolato diretto alla salvezza e alla santificazione delle anime. L’apparizione ad Alfonso Ratisbonne Fra i miracoli operati dalla Medaglia miracolosa vi fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, avvenuta il 20 gennaio del 1842 a Roma, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte. Siamo nel 1842. Quasi per scommessa, due uomini discutono serenamente tra loro, in una villa di Roma. L’uno è il barone De Bussières, l’altro è il giovane Alfonso Ratisbonne, ebreo. “Vediamo di che si tratta?” risponde il giovane. “Semplicemente di questo: accettare di portare indosso questa medaglia. Secondo il vostro modo di vedere, la cosa dovrebbe essere del tutto indifferente, mentre a me recherebbe un grande piacere.“. “Se è così, per dimostrarvi che gli ebrei non sono poi tanto ostinati e testardi come si crede, accetto di portare la vostra medaglia.” Si era lasciato mettere al collo la Medaglia e ci aveva scherzato sopra, ma già non ci pensava più. La notte di quello stesso giorno, svegliatosi di soprassalto, Alfonso vide alta dinanzi a l’immagine di una grande Croce, di forma particolare, senza Gesù Crocifisso, che egli inutilmente tentò di scacciare. Il giorno seguente, stranamente, Alfonso si sentì spinto ad accompagnare lo stesso amico De Bussières alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte, dove il barone aveva da sbrigare una commissione di lavoro. La carrozza si fermò sulla piazzetta della Chiesa. Scesero tutti e due. Il barone entrò in Chiesa e si recò subito in sacrestia per incontrarsi con le persone interessate alla commissione. Alfonso, invece, dapprima esitante, entrò poi anche lui nella Chiesa. E si trovò solo, distratto e vuoto. Proprio la Vergine della Medaglia Miracolosa era dunque apparsa ad Alfonso Ratisbonne quel giovedì 20 gennaio 1842. La devozione di San Massimiliano Kolbe 75 anni più tardi, Il 20 gennaio 1917, a Roma, nella Cappella del Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, il Padre Rettore sta raccontando ai giovani frati l’episodio della prodigiosa conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, divenuto poi gran Servo di Dio e morto in concetto di santità. Tra questi c’è un giovane straordinario. È fra Massimiliano Maria Kolbe, l’ardente innamorato dell’Immacolata, colui che darà vita al Movimento mariano più vasto dell’epoca moderna, la ‘Milizia dell’Immacolata’, un esercito di cavalieri schierati in campo sotto la guida dell’Immacolata, la Celeste Condottiera e Invincibile guerriera che “schiaccerà il capo” al nemico (Gn 3,15). Con estremo interesse fra Massimiliano ascolta il racconto della conversione di Alfonso Ratisbonne. Ne rimane visibilmente commosso. si rende conto del valore della Medaglia Miracolosa, di cui l’Immacolata si serve per operare fatti di grazia anche portentosi. Da quel 20 gennaio, inoltre, fra Massimiliano amò di un amore speciale la Chiesa di S. Andrea delle Fratte; la visitava frequentemente e vi sostava in devota orazione. Quando divenne Sacerdote, infine, volle celebrare la sua prima S. Messa il 29 aprile 1918, all’altare dove la Madonna era apparsa all’ebreo Alfonso Ratisbonne.
L’apparizione a Santa Caterina Labouré
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