CENTRO NAZIONALE MILIZIA DELL’IMMACOLATA presso Collegio San Bonaventura - Seraphicum Via del Serafico, 1 - 00142 Roma - Tel. 06 51503273 centroITALIAMI@GMAIL.COM
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Perché Padre Kolbe ci ispiri i suoi atteggiamenti solidali nell’accogliere i malati e nell’incoraggiare gli afflitti, annunciando Gesù, fonte di vita e di speranza “Non possiedo argento oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno” (At 3,6). Il Vangelo sempre ci sfida con l’esigenza di amare come Gesù ci ha amato. L’amore a Gesù si manifesta concretamente guardando il fratello perché Gesù è presente in esso. In ogni fratello possiamo vedere Gesù ed è esattamente in queste condizioni che Gesù ha bisogno di essere accolto, amato, sostenuto. Durante l’occupazione tedesca in Polonia, anche la Città dell’Immacolata ha sofferto trasformazioni drastiche. Non poteva continuare il lavoro delle pubblicazioni perché, oltre al divieto nazista, le macchine migliori furono una parte confiscate, un’altra parte distrutte, rimanendo soltanto i macchinari antichi. Padre Kolbe, quando rientra dalla prima prigionia, proprio l’8 dicembre del 1940, pur essendo debole e malnutrito, non si è impaurito davanti alle rovine che ha incontrato. Invece di lamentarsi, si è messo subito al servizio: ha sistemato Niepokalanow in maniera funzionale con i fratelli che restavano. Così, sono riusciti a mantenere il convento e aiutare gli abitanti della zona. Così come risuona la voce di Pietro “quello che ho te lo do”, san Massimiliano, sensibile verso ciò che succedeva al suo intorno, ha aperto le porte del convento di Niepokalanow per i feriti, i disabili, gli esuli e gli ammalati. È stato sistemato anche un piccolo ospedale per curare i prigionieri di guerra che avevano sofferto mutilazioni. I nazisti portavano profughi, inclusi ebrei, e li abbandonavano alle porte del convento. Niepokalanow offriva circa tremila pasti al giorno. Kolbe aveva cura dei profughi, pregava con loro, offriva attenzione e assistenza spirituale. Questi uomini e donne che sono stati curati dai francescani hanno percepito la presenza di Dio. Hanno sperimentato la tenerezza di Dio che li abbracciava come figli e questo ha fatto risorgere la speranza. In questo mese, insieme a Padre Kolbe, camminiamo uniti guardando più attentamente i volti di coloro che sono intorno a noi, percependo le loro necessità e sentendo che possiamo amarli attraverso gesti concreti. L’Immacolata è madre di tutti, è la madre che Gesù ci ha dato dalla croce nel momento più doloroso e che possiamo considerare il più significativo per consegnare questa madre a tutti. Chiediamo a Maria l’amore e l’entusiasmo per vedere in ogni fratello la presenza di Gesù. Quando incontriamo una persona in difficoltà, che le nostre mani siano strumenti per accarezzare e benedire. Che tutto nostro essere, il nostro spirito e il nostro corpo, possano trasmettere l’amore di Dio.
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